Quando il cocktail diventa di moda. Mixology, la tendenza del bere miscelato.

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Il mondo dei cocktail: dove è andato, dove sta andando?

Ormai il mondo della miscelazione, dei cocktail e dei distillati è un mondo in continua crescita ed evoluzione. Dapprima l’evoluzione si è concentrata nella direzione di una maggiore attenzione alla qualità della realizzazione – e dunque del prodotto finale.

Da qualche anno a questa parte, invece, il cambiamento forte in Italia è stato nel modo di intendere il bere miscelato: non più – solamente – un passatempo, bensì un vero e proprio motivo di lifestyle. Non a caso, nelle città più grandi del Bel Paese è stato un continuo fioccare di locali notturni innovativi.

Un esempio su tutti?

Il fenomeno degli speakeasy, che hanno fatto della storia del proibizionismo americano il loro leit-motiv. Roma, Milano, Torino: ogni città ha il proprio speakeasy, dove ogni dettaglio è curato in maniera precisa. Per entrare è necessario conoscere la parola d’ordine, e generalmente è possibile ordinare solamente cocktails che si potevano consumare di nascosto in quel periodo. Niente vodka dunque, né tanto meno tiki drinks.

Il mondo degli speakeasy e Walter Gosso

E proprio a proposito di speakeasy e del mondo della miscelazione abbiamo fatto una chiacchierata con Walter Gosso, uno dei migliori bartender al mondo e fondatore del Mad Dog di Torino. Uno dei locali più belli del capoluogo torinese, nonchè più innovativi in Italia.

Barman vecchio stampo ma con una testa proiettata verso l’innovazione, Walter ci ha raccontato uno spaccato di questo mondo che non era conosciuto.

Di come siano i dettagli a fare la differenza, anche e soprattutto nell’estetica di un luogo. Sempre più spesso, i bartender si sforzano talmente tanto nell’aprire un locale di tendenza, offrendo ampia varietà di cocktails, dimenticando però alcuni dettagli importanti.

Quanto contano i dettagli per offrire un ottimo prodotto?

Le luci, la pulizia assoluta di tutti gli spazi, la bella presenza del personale – che assolutamente non vuole essere un criterio di valutazione estetico ma piuttosto un modo ordinato di vestire e di presentarsi, a partire dalla barba fatta, le mani pulite, il trucco e i capelli ordinati – l’educazione e la gentilezza nel porsi e nel servire il cliente: tutti dettagli che però giocano una differenza fondamentale, più di quanto lo stesso barman sia portato a credere.

Tutto questo per offrire il miglior prodotto.

Altri particolari a cui un bartender deve fare attenzione è il saper fare squadra con i propri colleghi e con i propri ragazzi. L’armonia all’interno di un team è fondamentale per poter dare al cliente il servizio migliore possibile.

E, ovviamente, indispensabile è la capacità di creare all’interno di un locale la sensazione di intimità.
Diverso è dire “sentirsi come a casa” rispetto a “essere a casa”.

Il barman deve essere capace a creare una sensazione di familiarità nel cliente, a farlo essere a suo agio, senza però fargli mai pensare di poter essere in grado di ricreare un’atmosfera simile in casa propria. Si deve essere calorosi, non sciatti.

Il lavoro che si deve saper fare è quello dell’equilibrista, ossia trovare un equilibrio tra diversi fattori.

Secondo Walter Gosso, questa è la chiave di volta nel mondo del bere miscelato italiano: la qualità c’è, le idee innovative non mancano, quello di cui però spesso i bartender peccano è l’ego smisurato che li porta a credersi più importante del cliente.

E sebbene il cliente non abbia mai ragione, è colui che decide le sorti di un locale, e dunque deve essere trattato più che bene.

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Le tendenze: la proposta di abbinamento cibo e cocktail

Per il resto, le tendenze continuano sull’onda degli speakeasy – si veda il Mad Dog di Torin, il 1930 di Milano e il Jerry Thomas di Roma, che sono i più famosi ed iconici in Italia – e dunque della rivisitazione storica; ma anche su locali intimi ma dalla selezione di alcolici molto curata – che è poi, si sa, la carta vincente nel bere di qualità.

Sempre di più riescono ad emergere (e a farsi conoscere e riconoscere) i ristoranti che propongono nel menù un pasto in cui le pietanze vengono abbinate non ai classici vini, bensì a dei cocktails.

All’estero – Londra, New York, Singapore, è una modalità di pasto ormai consueta, mentre in Italia la mentalità che si può mangiare degustando un cocktail sta iniziando ad attecchire ora. Ci sono locali ormai iconici che propongono questo tipo di approccio: Pisacco, Dry, Carlo e Camilla in Segheria per quanto riguarda Milano, ma anche Punto di Vista a Torino e Percorsi a Roma.

I nuovi luoghi del bere poi non sono solo i locali notturni: sempre seguendo una linea che è stata prima di tutto estera, ormai anche in Italia molti degli hotel più lussuosi ed innovativi propongono un lounge bar aperto a tutti. Caso è il Mandarin Oriental, a Milano, ma anche il Stravinskij Bar di Roma.

Interessanti sono le proposte dei bistrot degli chef stellati

Sempre più spesso gli chef decidono di aprire dei corner più informali ed economici, come alternativa al ristorante spesso inavvicinabile, in cui oltre a mangiare si può fare aperitivo, o bere un cocktail.

In questo caso è interessante il caso del Bar Cavour di Torino, arteria dark e cool dell’elegantissimo Del Cambio di Matteo Baronetto, ma anche i sopracitati Carlo e Camilla in Segheria, a Milano, del blasonato Carlo Cracco, e Pisacco e Dry, anch’essi a Milano, di Berton.

Ma tutto questo è solo moda, tendenza o stiamo tornado alle origini?

Le mode non vanno combattute ma vanno capite: sta ai barman far capire ed informare, consigliare e proporre. (W.Gosso)

In Italia ci stiamo avvicinando a questa cultura, anche se fino ad oggi abbiamo maggiormente girato su se stessi bicchieri con vino rosso e assaggiato grappe e distillati. Bere non è un gioco, ed è importante anche accertarsi di quello che si beve.

Come per tutto, i cocktail ottenuti con prodotti di qualità, come nel cibo, fanno la differenza.

 

Il Contributor

miribarone

Appassionata di viaggi, di ristorazione e di distillati.
Con le mani in pasta in tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione, specialmente se enogastronomica, specialmente se innovativa, curiosa e divertente.
Amo il profumo del pane caldo, l’attesa negli aeroporti e la domenica mattina. Odio i broccoli, le persone troppo serie e gli occhiali appannati d’inverno.

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